Siamo nel cuore della Settimana Santa, il tempo più intenso e vero dell’anno liturgico. La liturgia ci pone davanti a un Gesù che spezza il pane, che lava i piedi, che muore e risorge per noi. Ma ci pone anche davanti a una domanda silenziosa e urgente: cosa facciamo noi con quel pane spezzato? La Parola di Dio non è solo da ascoltare — è da vivere, da condividere, da dare. Questa preghiera nasce da quel gesto antico e sempre nuovo.
Signore Gesù, tu che nella notte del tradimento hai spezzato il pane e lo hai dato ai tuoi,
aprici gli occhi perché sappiamo riconoscere il tuo volto
in ogni fratello e sorella che ha fame.
Non lasciarci chiudere nel silenzio dell’indifferenza.
Fa’ che le nostre mani siano pronte a dare,
anche quando ci sembra di avere poco.
Intercedi per chi oggi non ha pane, non ha pace, non ha voce.
Per i popoli che soffrono le ingiustizie del mondo,
per i bambini lontani dalle nostre tavole imbandite.
Insegnaci che spezzare il pane non è solo un gesto,
ma una scelta di vita, un atto di fede nel tuo Vangelo vissuto
con le mani e con il cuore.
Che la Pasqua che celebriamo non resti una festa di facciata,
ma diventi in noi conversione vera, carità concreta, speranza condivisa.
Amen.
Questa preghiera nasce dalla Settimana Santa e dal Vangelo della moltiplicazione dei pani (Mt 14,14–21). Gesù spezza il pane per tutti: è il cuore dell’Eucaristia e della carità. Pregare così significa chiedersi se la nostra fede si traduce in gesti concreti di solidarietà verso chi soffre la fame, vicino e lontano.



