Un’intensa meditazione rivolta al giovane San Carlo Acutis per riscoprire l’autenticità del messaggio evangelico al di là delle forme e delle devozioni esteriori. Il testo invita a riflettere su come la santità sia un’esperienza concreta di carne, capace di illuminare il nostro quotidiano fatto di tecnologia e corsa alle prestazioni, indicando nell’Eucaristia l’autostrada fondamentale verso il Cielo.
Come hai fatto Carlo? Ma come si può?
Come si vive la santità così da piccoli?
Come si accede ai grandi misteri del cielo
nel fior fiore della giovinezza?
Come ci si eclissa dietro a Cristo
pur brillando di una luce santa, celeste?
Forse con te stiamo facendo quello che mai più avremmo dovuto fare:
rimpicciolirti in reliquie, chiedere il tuo aiuto in santini,
renderti altro invece che guida per l’oltre.
Proprio te, così amante dell’originalità, dell’unicità,
ti abbiamo reso un’immagine artificiale,
a tratti, forse – mi permetto -…artificiosa.
Sei stato straordinario Carlo.
Fuori dall’ordinario.
Fuori dalle nostre logiche malsane di essere Dio,
di sostituirci a Dio.
E forse per questo si è rivelata al tuo cuore la grazia del cielo.
Non era per te per quel donarti,
Non era per te per rimpicciolirti,
Non era per te spezzarti.
Era l’Amore a tenerti vicino a Dio.
E in quelle scie di carità sei rimasto qui,
tra questa generazione che cerca segni, che sfigura l’Amore
a ricordarci che il cielo ha a che fare con la terra,
che la santità è fatta di carne,
anche quando tutto è incomprensibile.
Che nel via vai di algoritmi, numeri e performance
c’è un’unica strada che porta al cielo:
L’Eucaristia.
Scusaci Carlo se troppo spesso ti teniamo rinchiuso
nelle nostre paure non facendo brillare la luce della tua vita.
Se ti chiudiamo nelle teche, fermandoci all’immagine di te.
Tu da lassù, cuore da piccolo gigante,
ricordaci sempre che la tua vita
è stata un unico grande viaggio che conduce a Dio.
Noi ‘rimaniamo connessi’ a te, cercatori di santità,
per scoprire la via per tornare al cielo.
Fonte: Alumera



