Quando la vita spirituale sembra imprigionata nelle tenebre del peccato e dell’ostinazione, questa preghiera ci conduce davanti al sepolcro di Lazzaro, dove Cristo pianse per l’amico e rivelò il suo potere sulla morte.
Le parole ispirate al Vangelo di Giovanni ci aiutano a riconoscere le tombe interiori in cui giacciamo e a invocare la voce sovrana di Gesù che ancora oggi comanda: “Vieni fuori”. È un grido di speranza rivolto a Cristo Risurrezione e Vita, perché rimuova la pietra delle nostre colpe e sciolga i legami che ci impediscono di camminare nella luce della grazia, sostenuti dalla comunione ecclesiale verso la dimora eterna.
Il comando della vita
O Signore Gesù Cristo, Figlio del Dio vivente,
che, piangendo davanti al sepolcro dell’amico Lazzaro,
hai rivelato l’abisso della tua compassione
per la nostra fragile condizione mortale,
volgi il tuo sguardo sulle tenebre in cui giacciamo.
Noi confessiamo che il peccato ci ha rinchiusi
in tombe silenziose e prive di vita;
ci ha avvolti nelle bende della superbia
e ci ha sigillati con la dura pietra della nostra ostinazione.
La corruzione della nostra natura ci separa dalla tua luce.
Eppure, o Cristo, tu sei la Risurrezione e la Vita.
Discendi nelle nostre oscurità;
fa’ udire al nostro spirito intorpidito
la tua voce sovrana e vivificante.
Pronuncia ancora una volta il tuo comando: «Vieni fuori».
Ordina che la pietra delle nostre colpe sia rimossa;
scioglici dai legami della morte spirituale,
affinché, liberati dalla tua grazia
e sostenuti dalla comunione della tua Chiesa,
possiamo camminare in una vita nuova.
Concedici di dimorare nella tua luce
fino al giorno in cui l’ultimo nemico sarà annientato
e tu ci chiamerai alla dimora eterna.
Amen.
Per gentile concessione di don Lucio d’Abbraccio.
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