Nel Vangelo di Giovanni, il racconto di Lazzaro ci mostra un Dio che non è lontano dal nostro dolore. Gesù piange davanti alla tomba dell’amico, condivide la nostra sofferenza e ci rivela che Lui stesso è la risurrezione e la vita.
Questa preghiera nasce dall’incontro con quel Cristo che non teme di entrare nelle nostre tombe personali, nelle nostre morti quotidiane, per riportarci alla luce. È un grido di fede nella risurrezione quando tutto sembra finito, quando le pietre sembrano troppo pesanti da rotolare via.
Signore Gesù, Tu che hai pianto davanti alla tomba,
conosci il peso delle nostre lacrime,
il silenzio che segue ogni perdita,
l’angoscia di chi attende senza vedere.
Vieni anche oggi nelle nostre tombe.
Tu sei la risurrezione e la vita,
anche quando il cuore non crede più,
anche quando la pietra sembra sigillata per sempre.
Ridestaci dalla morte che abitiamo,
quella dell’indifferenza, della paura, dello sconforto.
Come Marta abbiamo bisogno di fede,
non di certezze facili ma di fiducia vera,
quella che Ti cerca anche nel buio,
quella che dice “sì” quando tutto dice “no”.
Aumenta la nostra fede nella risurrezione.
Togli le pietre che ci tengono prigionieri,
sciogli le bende che ci impediscono di camminare,
liberaci da ciò che ci mantiene morti dentro.
Grida anche a noi: “Vieni fuori!”,
e noi usciremo, per vivere davvero.
Donaci occhi per riconoscere la Tua presenza
nei momenti di attesa e di dolore,
nei piccoli miracoli quotidiani,
nella speranza che non muore mai.
Fa’ che viviamo da risorti, già ora.
Amen.
Questa preghiera è anche su youtube.
Spiegazione
Questa preghiera accompagna chi attraversa momenti di morte interiore – perdite, scoraggiamenti, crisi di fede. Ispirata alla risurrezione di Lazzaro, invoca Cristo che entra nelle nostre tombe personali per riportarci alla vita. È un atto di fede nella risurrezione, non solo futura ma presente, che trasforma il nostro oggi.
Spunti di applicazione pratica
- Riconoscere le “piccole morti” quotidiane – Identificare i momenti in cui ci sentiamo “sepolti” (scoraggiamento, fallimenti, relazioni spezzate) e portarli consapevolmente nella preghiera, chiedendo a Gesù di “venire” anche lì.
- Praticare l’attesa fiduciosa – Come Marta e Maria, imparare ad attendere i tempi di Dio senza cedere alla disperazione, coltivando piccoli gesti di fede anche quando non vediamo risultati immediati.
- Dare voce alle emozioni nella preghiera – Gesù ha pianto: anche noi possiamo portare a Dio le nostre lacrime senza vergogna, sapendo che Lui accoglie ogni nostra emozione autentica.
- Sciogliere le “bende” che ci limitano – Individuare concretamente cosa ci tiene prigionieri (rancori, paure, abitudini negative) e compiere un gesto concreto di liberazione: un perdono, una scelta coraggiosa, un cambiamento.
- Essere strumenti di risurrezione per altri – Come Gesù chiese ai presenti di togliere la pietra e sciogliere Lazzaro, cercare modi concreti per aiutare chi è “sepolto”: una visita, una parola di speranza, un gesto di solidarietà.
Domande di riflessione (personale o di gruppo)
- Quali sono le “tombe” della mia vita in questo momento? Dove mi sento morto dentro, senza speranza, bloccato? Riesco a credere che Gesù possa entrare anche lì?
- Come vivo l’attesa quando Dio sembra ritardare? Quando la risposta non arriva subito, la mia fede si rafforza o si indebolisce? Cosa mi aiuta a mantenere la fiducia?
- Quali “pietre” devo permettere che vengano rotolate via? Cosa proteggo gelosamente nella mia vita che in realtà mi tiene prigioniero? Sono disposto a lasciare che Dio le rimuova?
- Dove ho già sperimentato una “risurrezione”? Ci sono situazioni in cui pensavo fosse tutto finito e invece ho visto nuova vita? Come posso custodire e testimoniare quella memoria?
- In che modo posso essere strumento di risurrezione per qualcuno oggi? Chi intorno a me ha bisogno di sentirsi dire “vieni fuori”? Come posso aiutare concretamente qualcuno a liberarsi dalle sue “bende”?
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