Padre Gaetano Piccolo - Pregare con Sant'Agostino

Ritiro tenuto presso la Cappella della Madonnella il 1° marzo 2026.

In un cammino di fede che si fa ricerca quotidiana, le parole di sant’Agostino risuonano come un invito a non fermarsi mai in superficie. Attraverso la guida di padre Gaetano Piccolo, riscopriamo l’itinerario di un uomo che ha saputo trasformare i propri errori in un’offerta preziosa per la Chiesa, ricordandoci che la nostra stessa inquietudine è il motore che ci spinge verso l’abbraccio del Padre.

Il Cuore Inquieto e la Navigazione verso Dio

“Tu ci hai fatti per te, e il nostro cuore non ha posa finché non riposa in te”. In questa celebre invocazione di sant’Agostino è racchiuso il senso profondo della nostra esistenza: siamo creature fatte per la relazione con il Creatore, e solo in questo dialogo ritroviamo noi stessi.

Dall’errore alla luce L’itinerario di Agostino è il passaggio da un vas erroris (contenitore di errore) a un vas honoris (vaso di onore) donato alla Chiesa. La sua non è stata una conversione improvvisa, ma un lungo cammino di ricerca umana e filosofica che lo ha portato a scoprire che la verità non è un’idea, ma una Persona da incontrare: quel Dio che si è incarnato per raggiungerci.

Noi, naviganti nel mare della vita Commentando gli scritti agostiniani, viene descritta la nostra ricerca della felicità attraverso l’immagine di tre categorie di naviganti:

  1. I mediocri: coloro che restano a riva, accontentandosi di una vita senza rischi e senza slanci.
  2. I dissipati: coloro che si perdono al largo, sedotti dai piaceri e dagli onori, dimenticando la patria. Spesso, per costoro, solo una “provvidenziale tempesta” — una sofferenza o un fallimento — può diventare l’occasione per invertire la rotta e tornare verso il porto sicuro.
  3. I ricercatori: coloro che, pur tra nebbie e allettamenti, tengono lo sguardo fisso sui “fari” e sulle stelle che non tramontano, cercando faticosamente la via del ritorno.

Cercare per trovare, trovare per cercare ancora La vita spirituale non è mai statica. Agostino ci insegna a cercare Dio per trovarlo, ma anche a cercarlo ancora dopo averlo trovato: perché se per trovarlo bisogna cercarlo in quanto è nascosto, dopo averlo trovato dobbiamo cercarlo ancora perché Egli è immenso. Dio desidera essere cercato non per un suo bisogno, ma perché cercandolo noi usciamo dal nostro “io” per aprirci all’amore.

Una preghiera per il cammino In questo tempo di ricerca, facciamo nostra la preghiera del Santo: “Signore mio Dio, mia unica speranza, fa’ che non smetta di cercarti per stanchezza, ma cerchi sempre la tua faccia con ardore. Dammi Tu la forza di cercare. Davanti a Te sta la mia scienza e la mia ignoranza; dove mi hai aperto, ricevimi quando entro; dove mi hai chiuso, aprimi quando busso”.

Che la nostra debolezza trovi in Lui la guarigione e la nostra sete trovi in Lui l’Acqua Viva.

Nel blog di p. Gaetano puoi trovare l’audio della conferenza.