Mentre il servo di Dio dimorava col sacerdote di San Damiano, suo padre lo venne a sapere e corse là con l’animo sconvolto.
Francesco, lasciato il nascondiglio e scacciata la paura, affrontò il cammino verso Assisi. I concittadini, al vederlo squallido nel volto e mutato nell’animo, ritenendolo uscito di senno gli lanciavano contro il fango e i sassi delle strade, e strepitando lo insultavano come un pazzo, un demente.
Ma il servo di Dio senza scoraggiarsi o turbarsi per le ingiurie passava in mezzo a loro come fosse sordo. Quando suo padre udì quello strano baccano, accorse immediatamente, non per liberare il figlio ma piuttosto per rovinarlo: messo da parte ogni sentimento di pietà, lo trascina a casa e lo perseguita prima con le parole e le percosse, poi mettendolo in catene.
Però quest’esperienza rendeva il giovane più pronto e più deciso nel mandare a compimento l’impresa incominciata, perché gli richiamava quel detto del Vangelo: “Beati quelli che sono perseguitati per causa della giustizia perché di essi è il regno dei cieli”. (dalla Legenda Maior, di san Bonaventura)
S.: Invece di amarmi, dicevano ogni male contro di me: ma io pregavo.
T.: Mio Padre Santo, re del cielo e della terra, non allontanarti da me, perché la tribolazione è vicina e non c’è chi mi aiuti.
Padre, “rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori”: e quello che non sappiamo pienamente perdonare, tu Signore, fa’ che pienamente perdoniamo, sì che per amor tuo, amiamo veramente i nemici e devotamente intercediamo presso di te, non rendendo a nessuno male per male e impegnandoci in te ad essere di giovamento a tutti.
Questa Novena (qui puoi trovare il file PDF) è stata realizzata dalle Sorelle Clarisse del Monastero Santa Chiara di Cortona che ringraziamo per la gentile condivisione.



