Francesco fece allestire come tante altre volte una cena sontuosa. Terminato il banchetto, uscirono di casa. Gli amici lo precedevano tutti insieme, cantando per la città; lui, tenendo in mano il bastone (per così dire), del comando, camminava poco dietro di loro, ma invece di cantare era assorto nelle sue meditazioni.
D’improvviso il Signore lo visitò e il suo cuore fu colmo di tanta dolcezza, che non poteva muoversi né parlare e non riusciva a sentire o percepire se non quella soavità che lo aveva estraniato da ogni sensazione fisica, tanto che (come poi ebbe a confidare lui stesso) non avrebbe potuto muoversi da quel posto anche se lo avessero fatto a pezzi.
E da quell’ora cominciò a sentire umilmente di se stesso e a disprezzare le cose che prima amava, senza tuttavia farlo interamente, perché non si era ancora del tutto sciolto dalle vanità mondane, mentre spesso e quasi ogni giorno si immergeva segretamente nell’orazione.
Aveva sempre beneficato i bisognosi, ma da quel momento propose fermamente nel suo cuore di non rifiutare mai l’elemosina ad alcun povero che la chiedesse per amore di Dio. (dalla Legenda dei 3 Compagni)
S.: Mi sembrava cosa troppo amara vedere i lebbrosi e il Signore stesso mi condusse tra loro, e usai con essi misericordia.
T.: E allontanandomi da loro, ciò che mi sembrava amaro mi fu cambiato in dolcezza di animo e di corpo.
Tu sei tutta la nostra dolcezza. Tu sei la nostra vita eterna, grande e ammirabile Signore, Dio onnipotente, misericordioso Salvatore.
Questa Novena (qui puoi trovare il file PDF) è stata realizzata dalle Sorelle Clarisse del Monastero Santa Chiara di Cortona che ringraziamo per la gentile condivisione.



