La carezza che sana le nostre esclusioni

Gesù scende dal monte e accorcia le distanze con la nostra miseria. Un lebbroso rompe l’isolamento e si fida della Sua volontà. Nasce così un mattino di speranza e totale guarigione.


Signore Gesù, Luce dell’aurora,
eccomi davanti a Te con il mio carico.
Spesso mi sento inadeguato e ferito,
ma so che Tu non sperperi la Tua grazia.

Se vuoi, puoi purificarmi profondamente.
Non guardare alle mie colpe passate,
ma alla fede fragile che Ti offro ora.
Tendi la Tua mano sul mio cammino.

Sana le piaghe del mio egoismo quotidiano.
Insegnami a toccare chi soffre accanto a me,
senza paura di sporcarmi o perdere tempo.
Rendimi uno strumento della Tua pace.

Oggi desidero vivere riconoscente,
testimoniando nel silenzio del mio dovere
che la Tua misericordia solleva chi cade.
Custodisci i miei passi fino a sera.

Amen.


Questa preghiera riflette l’iconografia del Vangelo di Matteo: la sovranità di Cristo che guarisce con un tocco. Secondo il Magistero, il lebbroso rappresenta l’umanità ferita dal peccato. Gesù, violando la legge dell’impurità rituale, rivela che l’amore di Dio è più forte di ogni isolamento. Chi incontra il Signore viene reintegrato nella comunità ecclesiale e sociale.