Signore Gesù,
ti sei piegato toccando la periferia del mio corpo, la parte più sporca e torbida,
quella che porta i miei passi su strade lontane da quelle del Cielo.
Comprendo che il tuo Amore, quello vero, quello libero, invincibile,
quello che non muore mai, quello che oltrepassa i limiti della prudenza e della convenienza,
quello che non conosce rivali perché non conserva nemici, inizia dopo,
dopo aver amato, quando non ci sono più ragioni
ma solo un naturale movimento del cuore, come respirare.
Cingendo il grembiule dell’umiltà donami la forza d’inginocchiarmi davanti a te che sei Amore
e riconoscerti in ogni fratello, soprattutto in quello bisognoso di tenerezza oltre che di pane.


