Mi hanno fotografato

M

O Signore: ho in mano la mia carta d’identità,
precisa anche nei particolari.

Me l’ha disegnata, tutta d’un fiato,
un mio amico, oggi.

Si è tanto arrabbiato con me
E mi ha regalato una sventagliata d’improperi.

Mi ha fatto veramente male:
ogni parola, una ferita; ogni gesto, un’offesa.

E quegli occhi soprattutto:
indicavano freddezza e gelo.

Mi sono sentito un albero sbattuto dal vento,
un osso divorato avidamente,
una barchetta in mezzo ai flutti.

Alla fine del temporale mi sono ritrovato…

Quello che sono: un povero uomo.

E ora, che cosa faccio?

Anzitutto grazie per la fotografia:
impietosa, ma vera.

Adesso che non ho più appoggi fuori
Mi rifugio in Te dentro.

L’esperienza della fotografia,
a colpi di bastonate e stilettate,
non mi rende amaro, ma più pronto a capire.

Mi sento più sensibile e più delicato,
più capace di capire e perdonare,
più pronto a non giudicare
e a non condannare nessuno, se non me stesso.

Adesso devo cambiare.

Anche perché, se non cambio, e decisamente e subito,
quello mi rifà la fotografia!

Don Luigi Bandera

Di PC

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