Padroni di nulla: preghiera di umiltà e custodia

Riconoscersi custodi e non proprietari dei doni ricevuti è il primo passo per un profondo cammino di conversione spirituale. Questa toccante preghiera di umiltà e custodia ci invita a superare l’orgoglio, restituendo al Signore con gratitudine il tempo, la grazia e i frutti delle nostre giornate, mentre contempliamo la grandezza di Cristo, pietra d’angolo che sostiene ogni fragilità umana e rinnova la nostra vita quotidiana.


Signore, tu hai piantato la vigna della mia vita e l’hai messa nelle mie mani fragili. Non l’hai fatto per chiedermi qualcosa in cambio, ma perché ti fidavi di me. Mi hai fatto custode, non padrone.

Eppure mi capita spesso di prendermi ciò che è tuo. Vivo come se tutto fosse mio: il tempo, le forze, perfino la tua grazia. Dimentico che sono soltanto un lavoratore. Perdonami, Padre, quando il cuore mi si indurisce, quando non ascolto chi mandi a parlarmi e tengo per me i frutti che sono tuoi.

Tu non ti sei arreso. Hai mandato il tuo Figlio, donandoci tutto per amore. E noi lo abbiamo cacciato fuori dalla vigna delle nostre giornate.

Gesù, tu sei «la pietra che i costruttori hanno scartato». Sei sceso fin dove noi buttiamo ciò che non ci serve e lì sei diventato pietra d’angolo, sostegno per chi non ha più dove appoggiare la vita.

Signore, non lasciare che il tuo Regno mi sia tolto per colpa del mio orgoglio. Insegnami ad aprire le mani, a dire grazie prima di dire mio. Fa’ che io lavori per te con umiltà e che un giorno possa riportarti i frutti di una vita spesa per amore.

Tutto viene da te, Signore. Tutto a te ritorni. Amen.

Per gentile concessione di: Don Lucio D’Abbraccio