L’esperienza di Dio fatta da san Francesco d’Assisi descritta nelle Lodi di Dio Altissimo apre nuovi cammini
La preghiera nel XII secolo non è soltanto una pagina di storia, ma un cammino vivo che intreccia riforme, crisi e nuove luci spirituali. Da un lato troviamo una Chiesa attraversata da profondi cambiamenti – dalla Riforma Gregoriana alla lotta contro simonia e nicolaitismo, fino all’affermazione del primato papale e alla trasformazione della liturgia.
Dall’altro, incontriamo l’esperienza viva e ardente di un uomo che ha segnato quell’epoca e ne ha aperto orizzonti nuovi: San Francesco d’Assisi. Le sue “Lodi di Dio Altissimo”, scritte dopo il dono delle stimmate, non sono solo una preghiera personale, ma una finestra sulla sua spiritualità e sulla certezza che Dio continua ad agire nella storia.
Di seguito un riepilogo del documento “La Preghiera nel XII Secolo” datato 26 maggio 2017 che può essere scaricato qui.
Fonte Principale: Ofs Monza
Sezione 1: Il XII Secolo – Contesto Storico, Ecclesiastico e Spirituale
Il XII secolo si colloca in un periodo di profonde trasformazioni per la Chiesa e la società medievale. Questo secolo, sebbene il documento inizi la sua trattazione dal XI secolo con la Riforma Gregoriana, è cruciale per la comprensione dell’autocoscienza ecclesiale e della riflessione teologica.
1.1 Riforma Gregoriana e la Centralizzazione del Potere Papale
La Riforma Gregoriana, iniziata nell’XI secolo con Papa Gregorio VII, è identificata come “il più grande fatto della storia religiosa del Medioevo” (pag. 2). Questa riforma ha dato vita a una nuova struttura ecclesiastica, ancora in vigore, caratterizzata da:
- Autorità giuridica universale del papato: Il papa estende la sua autorità sul mondo cristiano, centralizzando il potere a Roma e influenzando i governi e le politiche regali.
- Collegio cardinalizio: I cardinali assumono il ruolo di scegliere il pontefice, sottraendo questa facoltà ai laici e all’imperatore (1059, Papa Niccolò II) (pag. 4).
- Divisione netta tra clero e laici: Una chiara distinzione sociale e funzionale.
La riforma mirava a purificare la Chiesa da mali endemici come il nicolaismo (disordine dei costumi del clero, in particolare il concubinato e l’immoralità sessuale) e la simonia (commercio delle “res sacrae”, dei sacramenti e delle nomine ecclesiastiche, considerata un’eresia) (pagg. 2-3). La Santa Sede dovette “spezzare la dominazione che imperatori e re facevano gravare sull’episcopato, sulle abbazie e sul sacerdozio in generale mediante l’investitura religiosa” (pag. 2).
Un punto di svolta per la disciplina celibataria è il Concilio Lateranense I nel 1123, che “ai presbiteri, ai diaconi, ai suddiaconi e ai monaci [vieta] assolutamente di avere concubine o contrarre matrimonio” (pag. 3).
1.2 Crisi e Rinnovamento Monastico
Anche i monasteri furono toccati dalla crisi, in particolare dall’invadenza dei feudatari che ne intaccavano l’autonomia (pag. 3). Tuttavia, si verificarono importanti movimenti di riforma:
- Riforma di Cluny: Creò una “solida organizzazione di monasteri sparsi in tutta l’Europa” (pag. 3). Questa fu una “Chiesa non vescovile, una novità assoluta per quel tempo, svincolata dal controllo del vescovo locale e assoggettata alla sede papale” (pag. 4).
- Fondazione di Citeaux (Cistercensi): Nata da una necessità di uno stile di vita più severo, con un “ritorno all’osservanza rigorosa della Regola di san Benedetto” (pag. 4). Criticarono i Cluniacensi per essersi allontanati dai principi fondatori, promuovendo la povertà, il silenzio, il lavoro manuale e un’organizzazione “federalista” (pag. 5). Tuttavia, anche i Cistercensi “diventare [ranno] un punto di riferimento sociale economico ed ecclesiale, aumentando in ricchezza e potenza perdendo i propositi iniziali di povertà” (pag. 5).
1.3 L’Impero e il Papato: Scontro per la Preminenza
Fino all’XI secolo, l’Impero esercitava una forte ingerenza sulla Chiesa. Enrico III, ad esempio, avocò a sé il diritto di scelta del successore di Pietro (pag. 4). Lo scontro tra Papato e Impero culminò con la lotta tra l’Imperatore Enrico IV e Papa Gregorio VII (pag. 4).
Gregorio VII emanò il “Dictatus Papae”, un insieme di 27 proposizioni che delineano una nuova idea di Chiesa “accentrata sulla sede papale e sul primato di Pietro” (pag. 5). Alcuni punti salienti includono:
- “Quod Romana ecclesia a solo Domino sit fundata.” (Che la Chiesa Romana è stata fondata unicamente da Dio.) (pag. 5)
- “Quod solus Romanus pontifex iure dicatur universalis.” (Che il Pontefice Romano sia l’unico ad essere di diritto chiamato universale.) (pag. 5)
- “Quod illi liceat imperatores deponere.” (Che ad Egli è permesso di deporre gli imperatori.) (pag. 6)
- “Quod Romana ecclesia nunquam erravit nec imperpetuum scriptura testante errabit.” (Che la Chiesa Romana non ha mai errato; né, secondo la testimonianza delle Scritture, mai errerà per l’eternità.) (pag. 6)
- “Quod a fidelitate iniquorum subiectos potest absolvere.” (Che Egli possa sciogliere dalla fedeltà i sudditi dei principi iniqui.) (pag. 6)
1.4 La Liturgia e la Spiritualità Medievale
La liturgia romana, sebbene avesse trovato una “redazione pressoché definitiva” nel VII secolo con l'”Ordo romanus” (pag. 6), subì significative “involuzioni” nel corso del Medioevo:
- Scomparsa del catecumenato degli adulti e battesimo prevalente dei bambini (pag. 7).
- Clericalizzazione dei ministeri: I monaci tendono a farsi ordinare sacerdoti, a scapito della partecipazione dei laici (pag. 7).
- Incomprensione della lingua latina: I fedeli diventano “ascoltatori, ad assistere più che partecipare” (pag. 7). L’omelia e la preghiera dei fedeli scompaiono, la comunione diventa rara e viene usata pane azzimo senza il calice (pagg. 7-8).
- Cambio architettonico e spirituale: Dal romanico al gotico, le chiese si innalzano, l’altare è spostato verso l’abside e il celebrante “volta le spalle all’assemblea, il popolo da partecipante diventa assistente” (pag. 8). Forte è il “senso del peccato e della propria indegnità” (pag. 8).
1.5 Eresie e Movimenti Popolari
Dall’XI secolo sorsero movimenti religiosi popolari che “contestavano gli interessi temporali e materiali del clero, rifiutavano i sacerdoti e i sacramenti” (pag. 8).
- Catari (Albigesi): Movimento dualistico che considerava la materia male, rifiutava l’Antico Testamento, il matrimonio, l’amore fisico e la procreazione. Furono sterminati da una crociata bandita da Papa Innocenzo III tra il 1208 e il 1229 (pag. 8).
- Valdesi: Predicavano una chiesa povera, rifiutavano il potere temporale del Papa e consentivano alle donne di predicare. Furono scomunicati ma sono l’unico movimento ancora presente come chiesa organizzata (pag. 8).
1.6 Evoluzione della Preghiera “Ave Maria”
Il testo dell’Ave Maria subì una “complessa evoluzione” (pag. 8).
- Inizialmente, nel VII secolo, era un’antifona dell’offertorio nella forma: “Ave Maria gratia plena, benedicta tu in mulieribus et benedictus fructus ventris tui” (pag. 8).
- Alla fine del VII secolo appare “sancta Maria ora pro nobis” nelle litanie dei santi (pag. 9).
- Solo nel XII secolo la prima parte dell’Ave Maria diviene una preghiera a sé stante, con l’aggiunta di “Dominum tecum” (pag. 9).
- Il nome di Gesù e la seconda parte (“Santa Maria, Madre di Dio…”) furono aggiunti solo nel XV secolo, con la versione completa ufficializzata nel Breviario romano da San Pio V nel 1568 (pag. 9).
Sezione 2: L’Esperienza di Dio di San Francesco d’Assisi e le “Lodi di Dio Altissimo”
Il documento pone un’enfasi particolare sull’esperienza spirituale di San Francesco d’Assisi, descritta nelle “Lodi di Dio Altissimo”, che “apre nuovi cammini” (pagg. 1, 10).
2.1 Le “Lodi di Dio Altissimo”: Origine e Contenuto
Le “Lodi di Dio Altissimo” furono scritte “di sua mano” da Francesco sul Monte della Verna nel settembre 1224, “dopo la visione e le parole del serafino e l’impressione delle stimmate di Cristo nel suo corpo” (pagg. 10-11). Il testo è una profonda espressione di lode a Dio:
- “Tu sei santo, Signore solo Dio, che compi meraviglie.”
- “Tu sei forte, Tu sei grande, Tu sei altissimo, Tu sei onnipotente, Tu, Padre santo, re del cielo e della terra.”
- “Tu sei trino e uno, Signore Dio degli dei, Tu sei il bene, ogni bene, il sommo bene, Signore Dio vivo e vero.”
- “Tu sei amore e carità, Tu sei sapienza, Tu sei umiltà, Tu sei pazienza, Tu sei bellezza, Tu sei sicurezza, Tu sei quiete, Tu sei gaudio e letizia, Tu sei la nostra speranza, Tu sei giustizia e temperanza, Tu sei tutto, ricchezza nostra a sufficienza. Tu sei bellezza, Tu sei mansuetudine. Tu sei protettore, Tu sei custode e difensore, Tu sei fortezza, Tu sei rifugio. Tu sei la nostra speranza, Tu sei la nostra fede, Tu sei la nostra carità, Tu sei tutta la nostra dolcezza, Tu sei la nostra vita eterna, grande e ammirabile Signore, Dio onnipotente, misericordioso Salvatore.” (pag. 10)
Questo testo è considerato la chiave per una “lettura spirituale-teologica” dell’esperienza di Dio di Francesco, integrata con l’intero corpus dei suoi scritti (pag. 13).
2.2 Il Contesto della Verna e le Stimmate
La Verna, un luogo solitario e selvatico, è il luogo dove San Francesco ricevette le stimmate il 14 settembre 1224 (pag. 11). Qui, Francesco ricercava con ardore “il volere di Dio a cui bramava con sommo ardore conformarsi in tutto e per tutto” (pag. 12).
- Durante una preghiera, gli venne rivelato che “doveva essere conforme a Cristo nella sofferenza e nei dolori della passione, prima di passare da questo mondo” (pagg. 12-13).
- La visione di un “uomo in forma di Serafino confitto in croce” portò all’apparizione dei segni dei chiodi nelle sue mani e piedi (pag. 13). Le stimmate sono descritte come un “segno splendente di Dio tra gli uomini” (pag. 12) e una “meraviglia fatta da Dio accolta con immensa gratitudine” (pag. 15).
2.3 L’Esperienza di Dio in San Francesco
L’esperienza di Dio per Francesco non è teorica, ma “basata su un’esperienza concreta di Dio e di tutta la realtà intesa come portante la significazione dello stesso Dio” (pag. 15). Essa è “pluridimensionale” e accessibile all’uomo “nel mistero della sua presenza nella storia: quella universale e quella personale di ogni uomo” (pag. 14).
- Dio che “compie meraviglie”: Francesco attribuisce a Dio l’autore delle “cose mirabili” e lo proclama “ammirabile in sé” (pag. 15).
- Ruolo dello Spirito Santo: La capacità di Francesco di avvicinarsi a Dio e sperimentare “meraviglie” gli è data dallo “Spirito del Signore” (pag. 15). Francesco sperimenta Dio nel fare penitenza, nell’incontro con i lebbrosi, nella fede nelle chiese, nel dono dei fratelli, nella rivelazione del Vangelo e nel saluto di pace (pagg. 15-16).
- Un rapporto diretto con Dio: Francesco rivendica la “fontalità dell’esperienza di Dio, cioè un rapporto diretto con Dio che gli apre una nuova via: una vocazione divina che determina il suo modo di comportarsi con Dio, con gli uomini e la realtà” (pag. 16).
- Dio dinamico e operante nella storia: Con l’espressione “Tu che fai”, Francesco sottolinea che Dio non solo esiste ma “essendo, fa’, opera” e si inserisce “nella storia umana e nell’universo” (pag. 17).
- Misericordia divina: Francesco individua la misericordia di Dio nel mistero dell’Incarnazione e nel mistero Pasquale, con il Padre che invia il Figlio e il Figlio che salva l’umanità attraverso la croce e l’Eucaristia (pag. 18).
2.4 L’Eucaristia come “Meraviglia Ammirabile”
Per Francesco, l’Eucaristia è “delle meraviglie di Dio, la meraviglia del tutto ammirabile” (pag. 18). Egli vede il Corpo del Signore “con fede”, riconoscendo la presenza di Cristo nel pane consacrato “con gli occhi spirituali” (pag. 18).
2.5 Cammino di Comunione e Unità
L’esperienza di Dio in Francesco genera un “cammino di comunione” (pag. 19). San Francesco si identifica con Cristo che prega il Padre affinché i suoi discepoli “siano una cosa sola come noi” (pag. 19, citando Gv 17).
- Impegno Ecumenico (Ut unum sint): Il documento collega l’appello di Francesco all’unità di Cristo con l’impegno ecumenico della Chiesa, citando l’Enciclica “Ut unum sint” di Giovanni Paolo II (pag. 20). L’unità dei cristiani è un obiettivo fondamentale, “abbattere muri di divisione” e giungere alla “piena unità nella fede” per concelebrare l’Eucaristia (pag. 20).
- Società Plurale e Dialogo: Papa Francesco è citato per il suo invito a costruire una “autentica società plurale” (pag. 21) e a promuovere l’unità che “prevale sul conflitto” (Evangelii gaudium). La presenza di Dio è da “scoperta, svelata” nelle pieghe della storia (pag. 21).
Sezione 3: L’Attualità dell’Insegnamento di San Francesco e di Papa Francesco
Il documento conclude collegando l’eredità di San Francesco all’insegnamento di Papa Francesco, evidenziando la continuità di un messaggio di fede, amore e impegno sociale.
- Il popolo ama il Papa: Viene sottolineata la grande partecipazione popolare alle celebrazioni di Papa Francesco a Monza e Milano nel marzo 2017, indicando un apprezzamento per il suo “linguaggio della mente, del cuore e delle mani, compreso da tutti” (pag. 22).
- Monito contro la speculazione: Papa Francesco ha affrontato il tema della speculazione “sui poveri e sui migranti; si specula sui giovani e sul loro futuro”, invitando a “praticare uno stile di relazione tra la Chiesa e la realtà civile che ridica il gusto e la gioia di costruire insieme” (pag. 22).
- La Presenza Operante di Dio: Francesco d’Assisi e Papa Francesco condividono la certezza della presenza di Gesù risorto e vivo. Le “Lodi di Dio Altissimo” si aprono e si chiudono con l’idea di un Dio che “compie meraviglie” e che è “misericordioso Salvatore”, sottolineando la sua “operante presenza” nella storia umana e nell’universo (pag. 22).



