Il Vangelo di Giovanni ci descrive la mattina di Pasqua. È una delle tante lezioni di preghiera, forse la più efficace anche perché è accompagnata dalla gioia Pasquale.
Maria Maddalena aspettava l’alba “del giorno dopo” per tornare al sepolcro e rivedere almeno morto il suo Signore. Grande fu la delusione quando vide che lo “avevano portato via “. Va da avvertire gli apostoli e anche loro verificano la stessa cosa: il Maestro non è più dove lo avevano deposto. Loro se ne vanno, ma lei rimane a cercare ansiosamente; si rivolge al giardiniere, ma Gesù non resiste all’amore di Maria: gli appare. “Maria”, “Rabbunì”: è tutto quello che si dissero prima del tentativo che lei fece di abbracciarlo.
La preghiera è questo: cercare il Signore con quella poca fede che abbiamo, ma cercarlo davvero. Si va da Lui come al suo sepolcro, e sinceramente si cerca in una chiesa, chiuso in una cassetta, con un lume davanti e dei fiori, proprio come i morti al cimitero. Invece è Lui Vivo che ci attende e alla nostra attesa insistente ci fa sentire il nostro nome che ci risuona nel cuore; è Lui che ci ha chiamato, è l’esperienza che non siamo più al cimitero, ma nell’orto della Resurrezione come Maria. Tutto si svolge in brevissimo tempo: è la preghiera. San Benedetto dice: “Oratio sit brevis e pura”. È breve perché è pura ed è pura perché è breve. Poi continua il dialogo perché il cuore è caldo della sua presenza: È vivo!
La preghiera è questo. “Magari”, direbbe qualcuno “si facesse sentire!”. Non è Lui che non si fa sentire, Lui non desidera che questo, siamo noi che non insistiamo nella ricerca. È la fatica e l’impegno della fede. La preghiera è questo.


