Mio Signore e mio Dio! La carezza della Divina Misericordia

Nel cuore del Vangelo di Giovanni risuona l’incontro più toccante tra la fragilità umana e la tenerezza divina: Gesù risorto che entra a porte chiuse nel cenacolo, dove i discepoli si erano rifugiati nella paura.

Questa preghiera alla Divina Misericordia nasce proprio da quell’immagine: Cristo che non forza le nostre chiusure, ma le attraversa con delicatezza, mostrando le sue piaghe gloriose come sorgente di perdono e vita nuova. È un’invocazione profonda per chiunque si senta rinchiuso nelle proprie stanze interiori, segnate dal dubbio, dal dolore o dalla vergogna. Qui troviamo la beatitudine della fede che si affida, la pace che non teme le ferite, e la certezza che la Misericordia di Dio non conosce tramonto.


Signore Gesù, Verbo crocifisso e risorto, quella sera sei entrato a porte chiuse, là dove i tuoi discepoli si erano rinchiusi nella paura e nel buio del fallimento. Sei entrato senza forzare le serrature, perché il tuo amore attraversa le pareti del cuore e dona la vita dicendo: «Pace a voi!».

Entra anche oggi nel cenacolo della nostra esistenza. Entra nelle nostre stanze sbarrate, in quelle che teniamo chiuse per vergogna e in quelle che abbiamo murato con il dolore. Lì, in mezzo alle nostre povertà, mostraci le tue mani e il tuo fianco. Non ci nascondi le tue ferite, ma ce le offri: sono la prova che hai amato fino in fondo, che il tuo corpo ha portato il peso del nostro peccato. Da quelle piaghe gloriose, oggi, sgorga per noi la Divina Misericordia.

Quando il dubbio ci assale e la fede vacilla mentre cerchiamo segni tangibili, fa’ che, come l’apostolo Tommaso, ci lasciamo trafiggere dalla tua tenerezza, per poter gridare anche noi, nella notte e nell’alba: «Mio Signore e mio Dio!».

Tu che soffiasti sui tuoi discepoli dicendo: «Ricevete lo Spirito Santo», soffia ancora su di noi. Rimetti i nostri peccati. Liberaci dalla tentazione di rinchiuderci in noi stessi e rendici strumenti capaci di perdonare e accogliere.

Ti rendiamo grazie per la tua inesauribile compassione. Custodiscici nella beatitudine di chi si affida al tuo amore: «beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».

Siamo qui, Signore, figli di quella prima sera, perché la tua Divina Misericordia non tramonta: ha salvato ieri, salva oggi e ci illuminerà per sempre.

Amen.


Per gentile concessione di don Lucio d’Abbraccio.