P. Ermes Ronchi - Figlio prodigo che sei nei cieli

Nel cuore della parabola evangelica del figlio prodigo si nasconde una rivoluzione spirituale che Ermes Ronchi trasforma in preghiera viva.

Questa invocazione ribalta la prospettiva tradizionale: non è più solo il figlio che torna, ma il Padre che da sempre si è “convertito” a noi, in un’attesa che non conosce stanchezza. Le parole toccano le corde più profonde dell’esperienza umana – la fuga, il ritorno, l’abbraccio – per condurci a riscoprire la gioia di essere figli amati, non servi timorosi.

Una preghiera che parla a chiunque si sia sentito perduto, abbandonato o indegno, ricordandoci che nelle braccia del Padre c’è sempre posto per chi ritorna.


FIGLIO PRODIGO, CHE SEI NEI CIELI
Figlio salvato dal ricordo del pane,
che a migliaia di prodighi hai dato l’esempio,
giovane uomo che hai conosciuto
il vuoto delle cose,
l’orrore della fame, la nostalgia di casa,

aiutami a pregare per i figli fuggiti di casa,
per i genitori abbandonati,
per i figli con il cuore di servi,
per le braccia che non si aprono all’abbraccio,
per i fratelli che non si riconciliano,
per me che sono tutto questo,
tante volte perduto, tante volte ritrovato.

Padre dalle grandi braccia,
salvami dal mio cuore di servo,
ridammi la gioia di essere figlio.

Tu non hai figli da perdere.
Allora, trovami tu, Signore,
trovami perché sono perduto;
trovami non perché mi sono convertito,
ma perché tu sei da sempre convertito a me:
attesa eternamente aperta.

Sono l’eterno mendicante,
l’eterno ingannatore.
Sono la tua sofferenza,
ma sono anche la tua gioia.
Grazie per essermi padre
a questo modo.
Nessuno ha un Padre come te.
Come te, nostro Dio.

P. Ermes Ronchifonte