L’Ascensione di Cristo rappresenta quel momento di distacco che porta con sé nostalgia e speranza, dolore e missione.
Questa preghiera nasce dal cuore di chi, pur scrutando il cielo in attesa, scopre che Gesù non ci ha lasciati soli: ci ha resi suoi testimoni, avvolti dalla grazia trinitaria, chiamati a essere sua presenza nel mondo. È un canto che intreccia la contemplazione del mistero celeste con la concretezza della terra, dove siamo inviati a vivere la buona Novella come opera creatrice quotidiana.
Signore, sei andato via,
mentre i nostri occhi
persi negli spazi immensi
scrutano il cielo
nell’infinita attesa
nel nostalgico desiderio
di vederti tornare ancora.
Tanti affetti, Signore, sono andati via,
in questo tempo
sospeso e buio
di dolore estenuante
senza una carezza
un ultimo sguardo
una profetica speranza.
Ma tu, Signore, hai aperto i nostri cuori,
parlato alle nostre menti
nel tempo trascorso tra noi
indicando la via del cielo
nell’umile servizio
di uomo tra uomini
eppur Figlio di Dio.
Tu, Signore, hai vinto la morte,
Tu, Parola incarnata
ci attiri a te
nei cieli aperti
e la potenza dell’Amore
avvolge la nostra vita
nell’estasi di Grazia.
Oggi, Signore, ci invii nel mondo
per essere tua presenza
Parola che risuona
come missione perenne
della buona Novella
che ancora si fa “Verbo”
nell’umana opera creatrice.
Intimi, con te, Gesù,
avvolti dal manto Trinitario
testimoniamo il tuo volto
immersi nella grazia Tua
con lo sguardo al Cielo
camminiamo sulla terra
quella, dalla quale ci hai creato.
Tu, Gesù, Dio con noi,
risorto e vittorioso
asceso al cielo
ti lasci contemplare da noi
non rivestiti di manti regali
ma come piccoli uomini,
bisognosi di te, che sei Dio.
✠ Don Pino (Monsignor Antonio Giuseppe Caiazzo)
Per gentile concessione di don Pino | Fonte



